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PartitoDemocraticoNarniSud S.Vito, Guadamello, Gualdo, Vigne, Schifanoia, Borgaria, Itieli e Taizzano
5 novembre 2013

Verso le Primarie del PD

Ci avviciniamo velocemente alle Primarie per scegliere il segretario del Partito Democratico oltre ai candidati, diamo un'occhiata a ciò che propongono:

Documento Civati: Dalla delusione alla speranza. Le cose cambiano,cambiamole;

Documento Cuperlo: Per la rivoluzione della dignità;

Documento Pittella: Il futuro che vale;

DocumentoRenzi: Cambiare verso



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16 ottobre 2013

Congresso 2013

REGOLAMENTO NAZIONALE DEL CONGRESSO 2013

- Scarica tutti i documenti nazionale

REGOLAMENTO REGIONALE (approvato il 5 ottobre '13)

REGOLAMENTO PROVINCIALE TERNI (approvato il 7 ottobre '13)



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14 febbraio 2012

Liberalizzazioni, le proposte del PD

1. BANCHE

MUTUI E CONTI CORRENTI

a) si prevede che, nella stipula di un mutuo, le banche, gli istituti dicredito e gli intermediari finanziari non possano offrire o vendere contrattiassicurativi in forma individuale o collettiva di cui siano contemporaneamentebeneficiari o vincolatari (come richiesto da Antitrust e Isvap);

b) qualora le banchecondizionino l'erogazione di un mutuo bancario alla stipula di un’assicurazione sulla vita, il cliente puòautonomamente reperirla sul mercato;

c) viene prevista larestituzione (che finora è stata disattesa) dei premi delle polizze vitarelativi al periodo residuo del mutuo, in caso di estinzione anticipata oportabilità del mutuo stesso;

d) viene stabilita lacancellazione automatica (senza oneri per il cittadino) delle cosiddetteipoteche perenti, che rimangono formalmente iscritte nei registri immobiliaripur non essendo state rinnovate dal creditore, ovvero dopo la decadenzaventennale;

d)  le banche non possono condizionarel'erogazione di un mutuo bancario all'apertura di un conto corrente presso lamedesima banca, pena l'applicazione di una sanzione come pratica commercialescorretta; 

e) viene stabilito il principio della portabilità(trasferimento) senza oneri per il cliente del conto corrente presso un'altrabanca; 

 COSTITRANSAZIONI ELETTRONICHE

a) il ripristino del limite dell’1,50% come limitesoglia per eventuali incrementi delle commissioni interbancarie a carico degliesercenti, coerentemente con il comma che ha proprio come obiettivo lariduzione di tali commissioni;

b) riduzione dei tempi previsti per la riduzionedelle commissioni interbancarie a carico degli esercenti;

c) l’eliminazione della sospensiva della gratuitàdelle transazioni con carta di credito fino a 100 euro dei pagamenti presso gliimpianti di distribuzione dei carburanti;

d) la gratuità dei conti correnti di base destinatiesclusivamente all'accredito della pensione.

2. ASSICURAZIONI - RCAUTO

a) si elimina la norma che prevede la riduzione del30% del risarcimento dei danni per la riparazione del veicolo danneggiato, penalizzanteper l'assicurato che si rivolge alla propria autocarrozzeria di fiducia;

b) si vincola la compagnia di assicurazione adichiarare, in sede di preventivo e in sede di stipula del  contratto, la diminuzione del premio assicurativo relativo all'anno successivo aquello assicurato nel caso in cui il cliente non abbia incidenti, per garantireun'efficace applicazione della formula bonus-malus. Il cliente rimane comunquelibero di scegliere, nell'anno successivo a quello assicurato, la polizzaassicurativa RC Auto;

c) si affida all'Isvap il compito di riformare,entro sei mesi, la formula bonus-malus per collegare la riduzione del premiodelle polizze assicurative anche al comportamento dell'assicurato, rilevabiledal sistema della patente a punti;

d) si propone la correzione dell'articolo 34 sul confronto delle tariffe con unastesura che renda effettivamente praticabile la presentazione di più offerte daparte dell'agente, attraverso la collaborazione con altri agenti allo scopocomunque di fornire al cliente una soluzione contrattuale immediatamentestipulabile;

e) si prevede una sanzione a carico delle impresedi assicurazione che non provvedono a trasmettere la relazione all'Isvapsull'attività svolta per il contrasto alle frodi;

f) si rende efficace e meno onerosa l'installazionee la disinstallazione della scatola nera, prevedendo anche la portabilità senzacosti per l'assicurato del dispositivo in caso di cambio della compagniaassicurativa;

g) si reintroduce la disciplina favorevoleall'assicurato sulla disdetta delle polizze pluriennali, introdotta dalla leggen. 40 del 2007 e successivamente modificata dalla legge n. 99 del 2009 che neha ridotto portata ed efficacia.

 

3. ENERGIA E CARBURANTI

a) si sostituisce la norma sullaseparazione della rete di trasporto del gas per definire un perimetro e tempicerti e brevi all'operazione di scorporo di Snam da Eni, da avviarsi conl'adozione del DPCM entro il 31 maggio 2012;

b) si rafforzano le norme per rendere più liberi irapporti tra i gestori d'impianti di vendita e le fasi di approvvigionamentodei carburanti, anche con interventi di regolazione del mercato all'ingrosso daparte del Ministero sviluppo economico e dell'Acquirente unico;

c) si prevede l’eliminazione dei vincoli e degliobblighi alla vendita contestuale di diverse tipologie di carburanti eall’apertura di impianti self service anche nei centri abitati;

d) si sopprime la norma che cambia le attuali  modalità di calcolo del prezzo mediopraticato in Italia allo scopo di abbassare il divario del prezzo industriale con l’Unione europea. Lasola rilevazione del prezzo praticato nei self service,  infatti, altera la validità della rilevazionestatistica.

4. TRASPORTI

a) si rende subito operativa una specifica Autoritàindipendente per i trasporti (eliminando l'assegnazione temporanea dellefunzioni all'Autorità per l'energia e il gas);

b) si rivedono le disposizioni riguardanti ilrispetto del contratto collettivo nazionale per tutti gli operatori del settoreferroviario;

c) si introduce una più rigorosa scansionetemporale per la separazione tra l'impresa ferroviaria e quella che gestisce l'infrastruttura.

5. AUTORITA' DI REGOLAZIONE

Si introducono misure sull'incompatibilitàdegli incarichi per coloro che hanno ricoperto ruoli di governo  o sono stati componenti di altre autorità diregolazione o vigilanza nei quattro anni precedenti (al fine di evitare passaggidiretti dei componenti dei collegi da un'Autorità all'altra anche durantel'esercizio del mandato).


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10 settembre 2011

L’Italia di domani, Pier Luigi Bersani chiude la Festa Democratica 2011 (testo integrale)

Prima di ogni altra cosa, anche da me e a nome vostro un abbraccio a ciascuno dei nostri volontari che hanno il posto d’onore di questa Pesaro in festa. Un grazie ai volontari di questa e delle altre 3.000 Feste del Partito Democratico. Siamo al nostro record. Le feste crescono e il Partito cresce. Con il volto dei nostri volontari noi presentiamo all’Italia il meglio di quello che siamo, così come tutti i volontari d’Italia, nel sociale, nel civile, nell’ambiente e nella cultura, sono il meglio del nostro Paese. E’ l’Italia che ci piace di più, l’Italia popolare, solidale e onesta, l’Italia che fa il proprio dovere e che si mette a servizio, l’Italia che si rimbocca le maniche e che dà una mano. Questa Italia la si può trovare negli stand delle nostre Feste, dove ognuno può incontrare donne e uomini, nuovi italiani, anziani e tanti giovani. Giovani di quelli che conoscono internet, facebook e twitter e che ci dicono di una modernità possibile e vera, di una rete che non ti imprigiona ma che fa crescere la tua libertà di pensiero e la tua voglia di stare con gli altri.

Grazie a Pesaro, città civile, meravigliosa e accogliente, grazie ai suoi cittadini, ai suoi amministratori, grazie ai dirigenti pesaresi e marchigiani del Partito Democratico per lo sforzo che hanno prodotto e per lo splendido risultato.
Pesaro, le Marche: la civilissima Italia di mezzo così cara al Partito Democratico. L’Italia in cui il lavoro, la natura, la cultura si sono date la mano da sempre, fino a produrre la cifra più alta e riconoscibile della qualità italiana.

La Festa di Torino e quella di Pesaro hanno scandito il 150° dell’Unità d’Italia. Salutiamo chi la rappresenta con straordinaria forza e dignità: il nostro Presidente Giorgio Napolitano. Diciamogli ancora una volta che ci sentiamo figli dell’Unità del Paese e figli fedeli della sua Costituzione, la più bella del mondo! Il 150° ha riscaldato il cuore degli italiani, i nostri cuori. Con la coccarda tricolore ci siamo sentiti a nostro agio. La destra no. Noi sì. Noi ci sentiamo patrioti, senza se e senza ma. Ci siamo ripresi questa grande parola, patriota, una parola violentata e usurpata dal nazionalismo e dall’imperialismo del primo novecento. La parola che fu prima dei giacobini, poi dei democratici, degli irredentisti e infine settanta anni fa dei resistenti, dei liberatori, dei costituenti. La parola del 25 Aprile, data sacra che abbiamo difeso e che nessuno cancellerà.

Non ci sequestreranno più le parole, parole come libertà; non ci sequestreranno più canti, canti come Va Pensiero. Basta, ce lo riprendiamo quel canto, e lo riconsegniamo a tutti gli italiani. Continueremo a tener vivo il nostro patriottismo costituzionale. Annuncio qui che la prossima festa Nazionale del Partito democratico si terrà a Reggio Emilia, città del Tricolore.
E riaffermiamo qui da Pesaro la nostra identità di Partito. Partito di patrioti, di autonomisti, di riformatori. Partito del lavoro, della Costituzione, dell’unità della Nazione. Partito popolare del secolo nuovo. E affermiamo i nostri valori: l’uguale dignità e libertà di tutte le donne e gli uomini del mondo, la solidarietà, il civismo, la responsabilità verso gli altri e verso la natura. Valori che vogliamo si riconoscano in ogni piccola o grande cosa che facciamo, convinti come siamo, lo abbiamo detto più volte, che guardando il mondo con gli occhi dei più deboli si può fare una società migliore per tutti.

Fra Torino e Pesaro, un anno cruciale ha segnato un culmine della più grave crisi che le società sviluppate abbiano conosciuto dal dopoguerra ad oggi. Quel culmine ha sorpreso l’Italia nel luogo dove non avrebbe dovuto essere: sul fronte più esposto, nella situazione più grave e più rischiosa. No, la settima potenza industriale del mondo, un paese fra i primi dieci più ricchi, non avrebbe dovuto trovarsi al centro della tempesta. La crisi è mondiale, certamente. E’ mondiale. E noi abbiamo un’idea delle sue cause. Non è la stessa idea di chi ci ha portati fin qui, di chi ci ha portati al disastro e ancora dirige il traffico, ancora propone le sue rovinose ricette. A cominciare dagli Stati Uniti, invece di far crescere e remunerare il lavoro, invece di garantire redistribuzione della ricchezza e progressività fiscale, invece di promuovere sicurezza sociale, si è spinto su un abnorme debito privato che la finanza ha trasformato in un enorme castello di carta. Il ciclo conservatore ha fornito la sponda politica e culturale allo sviluppo disastroso di quel meccanismo. Adesso quel debito privato e quel castello di carta sono diventati debito pubblico. Un debito che si fa ricadere sugli investimenti, sull’occupazione, sul welfare provocando una stagnazione economica che rischia a sua volta di aggravare quel debito. Una drammatica spirale che aggredisce ad uno ad uno i Paesi più esposti senza in realtà risparmiare nessuno. E ancora le forze e i meccanismi e le politiche economiche che ci hanno portati fin qui pretendono di spiegarci come se ne esce! Ancora non si affaccia quello che in realtà ci vorrebbe: una visione politica capace di rivolgersi all’economia reale, di far sì che gli scambi globali non determinino diseguaglianze colossali e pericolosi squilibri; una visione politica capace di produrre un controllo democratico dei movimenti di capitale e della finanza e di orientare lavoro, investimenti e consumi verso modelli di crescita che privilegino i beni comuni e l’equilibrio sociale e ambientale.

Sotto a tutto questo, si nasconde un problema ancor più di fondo. Una crisi della democrazia e della politica che perdono efficacia e quindi credibilità perché non si mostrano attrezzati a dominare gli sconvolgenti e repentini mutamenti di questa fase, di governare fenomeni globali che si scaricano senza controllo alla porta di casa dei cittadini: dalla finanza ai riscaldamento del pianeta, dalle migrazioni agli orientamenti della ricerca sensibile, dalla concorrenza in dumping sulle merci e sul lavoro, alla pace e alla guerra nei diversi angoli del mondo. Sono fenomeni che scuotono modelli sociali, economici e fiscali che ci hanno accompagnati fin qui, in particolare nella vecchia Europa. Si sparge l’idea che le cose non potranno essere come prima, senza che si sappia precisamente come saranno, domani, le cose. Ecco allora aprirsi lo spazio per le paure, per le scorciatoie difensive, per messaggi populisti e qualunquisti che si presentano con il volto della medicina e sono invece un pezzo della malattia.

E’ questa la carta che le destre hanno giocato in modo vincente in Europa, la carta che le ha aiutate a vincere ma che oggi impedisce a loro di governare i problemi e di indicare un orizzonte. Dopo l’Euro e nella globalizzazione, la destra ha guidato l’Europa verso un ripiegamento nella dimensione nazionale, regionale, e corporativa. Difendersi in luoghi e in interessi omogenei per salvarsi: questa fallimentare ricetta ha fatto strada e ha azzoppato la prospettiva europea. Da madre benefica, l’Europa, anche per difetti nella sua costruzione da cui le forze progressiste non sono rimaste immuni, è diventata matrigna e davanti alla crisi ci siamo trovati privi del nostro fondamentale presidio. Ecco allora, da Pesaro, un messaggio che stiamo portando e che porteremo con più forza a tutti i progressisti europei. Nei prossimi dodici mesi si voterà in Spagna, in Francia, in Danimarca, in Polonia, in Romania, in Slovenia, in Serbia, in Croazia, in Lettonia forse in Italia e dopo pochi mesi in Germania. Proponiamo di portare a compimento una piattaforma comune dei progressisti che rilanci il sogno europeo. Nel ripiegamento vince la destra. Il sogno europeo è la bandiera dei progressisti. Deve rinascere, questo sogno, nella concretezza drammatica di questa crisi. Strumenti europei per il debito, per gli investimenti e la crescita; un’armonizzazione delle politiche economiche e fiscali. Interventi che facciano pagare alla finanza e non all’occupazione e al welfare quel che la finanza ha provocato; una sola politica estera, una sola politica di difesa, una voce sola nel mondo. Siamo il continente più ricco e più forte, la più grande potenza industriale, il più ricco mercato interno. Il mondo aspetta da noi europei un contributo vero. Divisi non contiamo nulla e a uno a uno finiremo nelle retrovie del mondo nuovo. Tutti assieme possiamo prenderci il nostro ruolo e darci un futuro. E noi un futuro lo vogliamo, lo pretendiamo, per i nostri figli, per l’Italia di domani.

E l’Italia, in questa Europa? Pensiamo amaramente dov’è finito il nostro antico destino di anticipatori. Fummo antesignani dell’Europa con Altiero Spinelli e ci siamo ritrovati ad essere anticipatori, propagandisti e alfieri della risposta populista. Con Berlusconi e con la Lega ecco la ricetta che la destra italiana ha offerto all’Europa: riti domestici, piccole patrie, regressioni democratiche e civiche di ogni genere, modelli personalistici sconosciuti alle democrazie del mondo, ostilità al diverso, ripiegamenti corporativi, una predicazione antistato e antipolitica, una comunicazione ossessiva e demagogica… e il risultato qual è stato? Siamo diventati strapuntino dell’Europa e del mondo, abbiamo perso colpi e posizioni in ogni campo misurabile della vita economica e civile, siamo finiti nell’epicentro della crisi. Ecco dunque le accuse che rivolgiamo al Governo e alla maggioranza di Berlusconi e della Lega. Non certo di aver provocato la crisi mondiale! Non li accusiamo di questo!
Li accusiamo di aver accompagnato, governando otto anni degli ultimi dieci, lo scivolamento impressionante dell’Italia sotto ogni parametro di confronto con i Paesi europei. Li accusiamo di aver mentito agli italiani occultando ed ignorando la crisi e di aver aggravato la crisi con politiche dissennate. Di questo li accusiamo! Li accusiamo di essersi occupati dei fatti loro e non dei fatti degli italiani. Li accusiamo di aver leso la coesione nazionale e la coesione sociale, di aver allontanato Nord e Sud, di aver scelto consapevolmente la divisione del mondo del lavoro, di aver indebolito i diritti del lavoro e di aver chiamato sussidiarietà l’arretramento dei doveri dello Stato e il venir meno di fondamentali regole comuni. Di questo li accusiamo! Li accusiamo di aver colpito la scuola, la ricerca, la conoscenza recando una drammatica lesione al muro portante del nostro futuro. Li accusiamo di aver svilito la dignità della donna; di aver svilito agli occhi del mondo la dignità della nazione. Li accusiamo infine di aver voluto e di voler sopravvivere truccando le carte senza avere più né la forza per governare, né la fiducia degli italiani e di lasciare il Paese senza timone e senza rotta, senza un orizzonte credibile, senza la possibilità di un richiamo giusto e forte ad uno sforzo comune per la riscossa. Di tutto questo li accusiamo!

Ma non ci fermiamo alle accuse. Noi non abbiamo in testa Berlusconi. Noi abbiamo in testa l’Italia, gli italiani e le prospettive dei nostri figli. Partiamo dunque da qui. E ci chiediamo e chiediamo: qual è la sfida che l’Italia ha davanti? La nostra risposta è questa: l’Italia è di fronte, allo stesso tempo, sia ad una emergenza drammatica sia ad una esigenza profonda di ricostruzione democratica e sociale dopo dieci anni di sbandamento e di perdita di futuro. Affrontare con decisione il presente e conquistarci un futuro. Ecco il compito al quale guardiamo con determinazione e con fiducia. Davanti a questo compito una forza come la nostra dà le sue risposte programmatiche e politiche e cioè dice che cosa bisogna fare e chi deve farlo. Noi lo diciamo. Lo dicano anche gli altri, finalmente! Le forze politiche, certo, ma non solo loro, lo dica chiunque abbia un ruolo di direzione o di orientamento nella società. E’ tempo di parole chiare. Il conformismo di questi anni è stato complice di chi ci ha portato fin qui. Adesso almeno si prenda atto che il Partito Democratico ha sempre detto la verità, non si è mai staccato dalla realtà, ha visto quello che stava arrivando, ha sempre avanzato le sue proposte alternative. Chi è onesto adesso deve riconoscere tutto questo e questo ci dà oggi il diritto di essere ascoltati come si ascolta una forza di governo.

L’emergenza, dunque. Inutile interrogare ogni giorno borse e spread per avere segnali che durano un giorno. Le cose sono chiare. A pochi passi da noi c’è un precipizio finanziario che può destabilizzare non solo noi, ma l’Europa. Se siamo troppo grandi perché gli altri ci abbandonino, siamo anche troppo grandi perché gli altri ci salvino. Che cosa fare, dunque, qui e subito, che cosa fare dopo manovre, manovrine, aggiustamenti di manovre e manovrine, dopo 49 voti di fiducia che hanno solo moltiplicato la sfiducia? Quest’ultima manovra in corso non può metterci fuori dai guai. Questa manovra dà per scontate cose che non possono succedere. Non si possono togliere venti miliardi dall’assistenza o dalle detrazioni fiscali, non è possibile! Questa manovra non mette sotto controllo vero la spesa corrente. Questa manovra non chiede soldi a chi ce li ha, chiede soldi a chi non ce li ha! Tra assistenza, detrazioni, aumento dell’IVA, taglio drammatico ai servizi degli Enti Locali, tutto il peso cade sui ceti popolari e sui ceti medi. E cade sull’occupazione attraverso l’azzeramento degli investimenti e l’assenza totale di misure per la crescita. E allora, fare presto, sì, ma fare bene! Fare solo presto senza fare bene significa essere daccapo il mese prossimo in condizioni sempre più difficili. Mentre dunque noi siamo in ogni luogo, in ogni assemblea,in ogni piazza in cui si protesta rivendicando una manovra più credibile perché più equa, noi siamo pronti alla Camera, come eravamo pronti al Senato, a dare il contributo delle nostre proposte. E non si dica per favore che quel che proponiamo non è possibile! Per dare addosso alla gente comune è sempre tutto possibile, quando si disturba chi è al riparo tutto diventa impossibile. Perché dovrebbe essere impossibile mettere norme più stringenti per risparmi della pubblica amministrazione e della politica? Perché dovrebbe essere impossibile una imposta sui grandi patrimoni immobiliari, che hanno tutti nel mondo? Perché dovrebbero essere impossibili misure vere, efficaci sull’evasione fiscale, presenti negli altri Paesi europei? Perché sarebbe impossibile chiedere un contributo straordinario agli scudati anonimi che hanno pagato il 4% invece del 40? Perché sarebbe impossibile fare liberalizzazioni vere per i farmaci, la benzina, le assicurazioni, le professioni? Perché sarebbe impossibile ricavare da tutto questo un po’ di risorse per stimolare investimenti e occupazione a cominciare dagli interventi degli Enti Locali che sono stati invece massacrati? E perché non dovrebbe essere possibile, invece di colpire a tradimento con l’articolo 8 l’accordo del 28 giugno, far leva piuttosto su quell’accordo per mettere in moto un po’ di crescita? Volete davvero una manovra forte? Ecco una manovra forte! E sia chiaro di fronte ad esigenze pressanti per il pareggio di bilancio, noi siamo pronti anche ad accrescere la portata delle nostre proposte, ma sempre in quelle due direzioni: 1°) risparmio della pubblica amministrazione; 2°)risorse dalla rendita, dalle ricchezze, dai patrimoni.

Ricordiamoci sempre che il 10% degli italiani possiede il 50% delle ricchezze del paese. Se c’è da trovare altri soldi si trovano lì! Ci sono diversi modi per trovarli, abbiamo le nostre idee, ma si trovano lì, in quel 10% di italiani che sono stati messi completamente al riparo. Infine, a proposito di emergenza, diciamo chiaro che non si può raccontare né agli italiani né al mondo che chi ci ha portato in questa situazione può davvero tirarcene fuori. Se non si annuncia una novità politica, come altri hanno fatto in Europa; se non si annuncia un percorso politico nuovo la fiducia non tornerà e gli italiani butteranno al vento i loro sacrifici. E’ per questo che confermiamo la nostra disponibilità a discutere di un passaggio, di una transizione che sia affidata ad un Governo più credibile davanti all’opinione pubblica nazionale ed internazionale, credibile per discontinuità, per autorevolezza, per un programma equo ed efficace di stabilizzazione. Un Governo che possa reggere l’emergenza, dare il tempo per una riforma elettorale e portarci ad un confronto elettorale con nuovi protagonisti, nuove idee e, finalmente, con uno sguardo sul futuro!

Sappiamo bene che tutto ciò presuppone un passo indietro del Governo o della sua maggioranza o di una parte della sua maggioranza. Sento finalmente qualche voce autorevole, Confindustria e non solo lei, che allude all’esigenza di un passo indietro. Ma noi non abbiamo più il tempo per le curve larghe, non l’avevamo più nemmeno sei mesi fa! Bisogna parlare chiaro e forte. Berlusconi deve togliersi di lì o ci porterà a fondo. Questa disponibilità non c’è? Questa responsabilità non c’è? Ma allora non ci si dica che si può andare avanti così fino al 2013! Questo sarebbe il disastro. Se non si è disposti a un percorso nuovo, si anticipi l’appuntamento elettorale. Questa è la nostra posizione. Nessuno ci potrà zittire, la diremo tutti i giorni e la diremo non per interessi di bottega ma per responsabilità nazionale. C’è un problema politico, in questo Paese. Averlo negato ci ha portati sull’orlo del precipizio. Chi lo nega ancora si prende una grande responsabilità.

L’emergenza ci accompagnerà in ogni caso verso un nuovo appuntamento elettorale. Come immaginarlo? Come possiamo immaginare un grande confronto elettorale? Forse come un passaggio da un Governo all’altro in una situazione normale? No, certamente no. Bisogna immaginarlo come un vero passaggio di fase, come un confronto decisivo sulla ricostruzione del Paese. E’ la ricostruzione del Paese che può darci l’Italia di domani! La prossima legislatura avrà dunque necessariamente un carattere costituente.

C’è forse bisogno di spiegare perché? Non lo si vede chiaro? Non si vede chiaro, ad esempio, che questa notte dove tutte le vacche sono nere, dove si confondono costi delle istituzioni e della democrazia con i costi della politica, dove si mettono assieme i comuni e le province con i vitalizi, il finanziamento dei partiti con i fannulloni della pubblica amministrazione e così via, con il risultato di non cavare mai un ragno dal buco; non si vede chiaro, che tutto questo allude ad un problema: che da vent’anni non c???è una riforma vera, seria, ordinata né dello Stato né delle istituzioni né della Pubblica Amministrazione né della politica? E non si vede chiaro, per fare un altro esempio, che da anni e anni noi cresciamo meno degli altri, diamo lavoro meno degli altri, perdiamo il doppio degli altri nelle crisi e recuperiamo meno della metà degli altri nelle incerte riprese; non si vede che questo vuol dire che ci sono problemi di fondo, riforme di fondo da fare, che c’è una produttività del sistema che non gira, che c’è da rinnovare il patto sociale? E non si vede infine che se la sfiducia verso la politica monta, che se ogni giorno si alimenta il discredito verso l’unico strumento che è nelle mani dei cittadini per darsi un futuro, e cioè la politica, è perché non ci sono passi avanti su un nuovo statuto della politica, della rappresentanza, dei partiti e del loro rapporto con la società?
Se stiamo al di sotto di queste esigenze radicali, se non scaviamo più a fondo, non ne usciremo; noi stessi non potremo essere capiti; finiremo nel mucchio e non potremo suscitare nessuna speranza, nessuna fiducia. Il problema è di sistema, e questo problema va guardato in faccia!

Uscire dunque dalla fase del berlusconismo, del populismo vuol dire prendere atto fino in fondo della loro colpa più grave, e cioè il blocco di ogni riforma. Quel modello populista è orientato necessariamente ad inseguire il sondaggio del giorno dopo, è orientato a galleggiare, a negare i problemi (come ha fatto con la crisi) o a utilizzare i problemi e riprodurli per il consenso (come ha fatto per l’immigrazione) o a sfruttare i problemi quando sono innegabili per allestire il miracolo che dura un giorno ( come ha fatto per L’Aquila, carissima città a cui mandiamo anche da qui la nostra solidarietà e la conferma del nostro concreto impegno). Se vuoi garantirti il consenso del giorno dopo non sei in grado di cambiare. Se vuoi cambiare devi investire il consenso di oggi e rischiarlo in nome del consenso di domani. Questo è impossibile per il populismo, è possibile solo per un riformismo che viva in una democrazia rappresentativa funzionante!

Se è così, ed è così, la ricostruzione è una sfida di riforme. Di alcune riforme da fare sul serio, affrontando con decisione i cambiamenti.

Io non voglio qui fare l’elenco delle nostre proposte. Le rilanceremo nei prossimi mesi nel progetto per l’Italia sul quale da tempo lavoriamo. Voglio riassumere qui il senso di queste proposte. Innanzitutto noi dobbiamo arrivare ad una democrazia rappresentativa riformata, ad uno Stato più leggero, più autorevole e forte. Questo passa per una riduzione drastica della struttura e dei meccanismi parlamentari, a cominciare dall’immediato dimezzamento del numero dei Parlamentari; passa per un federalismo con i piedi per terra affidato ad autonomie fortemente semplificate e disboscate dalla pletora di società e strutture, per un piano di efficientamento industriale di ogni pubblica amministrazione, per una riforma elettorale vera che, che proponiamo con chiarezza, che può garantire governabilità e ridare lo scettro ai cittadini e che può ricevere uno stimolo utile, un impulso dall’iniziativa referendaria che ospitiamo sulle nostre feste; passa per la difesa e il rilancio del tema dei diritti civili, a cominciare dall’approvazione della legge contro l’omofobia; passa per norme sui conflitti di interesse, per norme antitrust sulla comunicazione, per una riforma della rai tv, per un efficientamento della giustizia per i cittadini, per norme sugli appalti e sui reati finanziari contro le cricche e le mafie. Riforme concrete, sulle quali stringere l’impegno con gli elettori. E quanto al senso di una ricostruzione economica e sociale: al centro la conoscenza e il lavoro! Proporre un nuovo, grande obiettivo dopo l’Euro: il lavoro per la nuova generazione! Senza abbandonare nessuno dei non più giovani, ma lavorando decisamente sul futuro e scegliendo l’occupazione dei giovani e delle donne come criterio di misurazione di tutte le politiche. Il lavoro dunque, dei dipendenti, degli artigiani, dei commercianti, dei professionisti, degli artisti. Il lavoro che rimette per il verso giusto la scala dei valori di una società; il lavoro che non è solo indispensabile per mangiare o mantenere la famiglia, ma che è la libertà e la dignità di una persona. Attorno a questo tutto il resto: la conoscenza, la scuola, la ricerca, la cultura, innanzitutto e sopra ogni cosa, aumentare i livelli di scolarizzazione non diminuirli! E per aumentarli c’è bisogno di insegnanti, e di insegnanti motivati non insultati! Una riforma fiscale che alleggerisca il lavoro e chi dà lavoro, e carichi su rendite, ricchezze ed evasione uscendo finalmente dalla vergognosa infedeltà fiscale che ci allontana da ogni altra democrazia. Un welfare sul quale non si faccia cassa ma si facciano riforme, in cui l’innalzamento progressivo, flessibile, volontario dell’uscita dal lavoro significhi una rivalutazione delle pensioni dei giovani; in cui far costare meno un’ora di lavoro stabile significhi far costare di più un’ora di lavoro precario; un welfare dove certamente si disboschi il superfluo o l’inessenziale, ma si garantisca l’intervento sui bisogni radicali, perché la sussidiarietà c’è dove c’è lo Stato, non dove lo Stato scompare; e questo vuol dire che sui bisogni fondamentali: salute, istruzione e sicurezza non può essere il mercato che detta il compito, ma è lo Stato che trasforma la solidarietà in diritto, a prescindere dai soldi che uno ha in tasca. Fuori da lì, un mercato più aperto con regole liberali e non più con far west liberisti o bardature corporative: concorrenza, diritti dei consumatori, nessuna posizione dominante e che ognuno possa fare ciò che sa fare, ciò per cui ha studiato. E nuove chiavi, nuove frontiere per la crescita: ambiente, efficienza energetica, salute, ricerca per nuovi prodotti italiani, tecnologie da mettere nei nostri settori di tradizione, reti d’impresa, crescita di dimensione delle imprese, internazionalizzazione, con la priorità al Sud. Il Sud oggi abbandonato e umiliato e che è la nostra vera risorsa potenziale, l’opportunità che ci resta per crescere tutti, Nord, Centro e Sud. E un patto sociale nuovo, a partire dall’accordo del 28 giugno sul sistema di contrattazione, sulla rappresentanza e rappresentatività; un accordo pugnalato dal Governo. Da lì, invece, la fioritura di una nuova concertazione che dia flessibilità e convenienza a chi dà lavoro, ma tenga assieme questo Paese e non lo esponga alla frantumazione o a una concorrenza al ribasso, e lo sospinga invece ad una prospettiva di qualità e competitività della nostra struttura produttiva. Dunque, una riforma sociale e liberale: questo è il senso compiuto della nostra politica economica.
Ed infine il senso, nelle cose che proponiamo, di una ricostruzione della politica. Noi su questo abbiamo un’idea, e l’abbiamo da quando siamo nati, da quando ci siamo chiamati Partito Democratico. Siamo i soli che si chiamano Partito. I soli in Italia, ma in buona compagnia, se ci pensate, con tutti i Paesi democratici del mondo. Dico tutti i Paesi. In questa nostra scelta c’è un’idea di politica e di democrazia. Di una politica come partecipazione, come processo collettivo. Di una politica che non è solo comunicazione e neanche solo appuntamento elettorale. Di una politica che non è strumento di una persona sola o di poche persone ma che è occasione di espressione, di presenza e di emancipazione di tanti e di quelli in particolare che da soli non ce la farebbero mai. Un’idea di democrazia, che rifiuta i frutti avvelenati dell’antipolitica, ma che pretende una politica sobria, buona, semplice, pulita, una politica che costi meno e che decida di più. Una politica che rivendica il suo ruolo e che conosce il suo limite.

Questo limite non è solo laddove si affacciano profonde convinzioni etiche e religiose, che non ti esimono mai dal dovere della mediazione e della decisione, ma devono avere in ultima analisi il riparo della libertà di coscienza. Il limite della politica è anche laddove comincia la libera espressione, la libera azione di una società civica, di un civismo che vuole esprimersi direttamente e che rivendica giustamente una sua, pur parziale, politicità. Uno dei frutti avvelenati di questi vent’anni è stata la contrapposizione fra società civile e politica fino ad arrivare a volte ad un paradosso, ad un ossimoro: un civismo antipolitico! No, basta, qui c’è da ricostruire. La democrazia dell’Italia di domani deve riconoscere il ruolo dei movimenti, delle organizzazioni sociali e civili e assieme di partiti che sappiano stare all’essenziale del loro ruolo: una funzione di progetto, di unificazione, di garanzia dell’azione di governo. Una buona politica e un nuovo civismo devono darsi la mano. Non abbiamo sostenuto forse e non sosteniamo, stando sotto il palco e arrotolando le nostre bandiere, il movimento delle donne che ha dato il via ad un risveglio civico nel Paese e che certo non è stato estraneo ad uno straordinario rafforzamento della presenza femminile in tutte le nuove occasioni di mobilitazione e nel grande appuntamento delle elezioni amministrative? E allo stesso modo non abbiamo sostenuto i referendum? E allo stesso modo non abbiamo sostenuto le iniziative di ogni soggetto (Enti Locali, Sindacati, Associazioni e Organizzazioni Sociali) che a loro modo e con la loro autonomia si sono mosse e si muovono per contrastare una manovra ingiusta? In tanti campi i partiti dovranno fare un passo indietro per essere più forti nel loro ruolo proprio . Recuperare essenzialità e venir via da piccoli o grandi privilegi così da poter combattere ogni privilegio. Vitalizi, poltrone di troppo, doppie cariche, servizi immotivati. Via tutto questo, e per questo una sessione parlamentare straordinaria che prenda decisioni, secondo proposte che abbiamo già consegnato alle Camere. E rinsaldare soprattutto un concetto di onestà e trasparenza nella politica. Un impegno ineludibile, che riguarda anche noi. Anzi, prima di tutto noi, perché noi siamo noi; diversi non per cromosomi, ma per scelta politica e civile! Noi che vogliamo mettere nel nostro Pantheon persone che non si sono conosciute ma che noi abbiamo conosciuto; Angelo Vassallo, il Sindaco pescatore; Mino Martinazzoli, politico rigoroso e perbene. Entrambi vogliamo salutare, da qui non solo con un applauso ma con un impegno! Non c’è stato e mai ci sarà, anche in passaggi difficili o dolorosi, mai ci sarà da noi un diverso peso fra i diritti e le tutele di un politico, di un comune cittadino o di un immigrato!Mai da noi un ostacolo al corretto svolgimento del compito della Magistratura, che è quello di arrivare alla verità! Sempre un passo indietro, pur nella presunzione di innocenza, di un politico investito da indagini rilevanti rispetto a compiti di rappresentanza istituzionale o di partito! E codici interni e regole ancora più stringenti, sui quali stiamo lavorando nella nostra conferenza di Partito. Codici per noi, intanto, ma non solo per noi: per il sistema! Nell’epoca della personalizzazione, ad esempio, le campagne elettorali costano troppo, sia che si parli di finanziamento alla campagna sia che si parli di fund raising Non va bene. Bisogna mettere dei limiti e dei criteri più stringenti. Non vanno bene i doppi incarichi. Vanno rafforzate nettamente le incompatibilità, i codici antimafia vanno resi esigibili per ogni candidatura e così via. Per tutto questo, ed altro ancora, non solo rafforziamo i nostri codici, ma proponiamo una legge sui partiti, su tutti i partiti. Partiti sì, ma partiti nuovi, totalmente trasparenti nei meccanismi di partecipazione, di finanziamento, di selezione.

E’ con la forza di questa assunzione di responsabilità e di questi comportamenti politici che noi diciamo: attenzione! La critica la accettiamo, l’aggressione no! Chi fa circolare contro di noi teoremi assurdi o leggende metropolitane, chi aggredisce con calunnie l’unico Partito nazionale che fin dalla sua nascita ha un bilancio certificato si prende una denuncia e una richiesta di danni! Non passerà il tentativo di metterci tutti nel mucchio. Se Berlusconi facesse un passo indietro per ogni inchiesta che lo coinvolge sarebbe ad Ancona!

Care Democratiche, cari Democratici,
sia la fase di emergenza, sia quella di ricostruzione vivono e vivranno in un vortice di cambiamenti epocali che hanno pochi precedenti nella storia. In venti anni di globalizzazione la ricchezza del mondo è cresciuta di tre volte, il commercio dei prodotti è cresciuto di venti volte, il rapporto tra finanza ed economia è cresciuto di ottanta volte. Vuol dire che si è in un vortice impetuoso e che cambiano tutte le gerarchie. La freccia del mondo corre velocemente da ovest verso est, da nord verso sud. La stessa stabilità del mondo non può più garantirla nessuno da solo, e il nuovo condominio è ancora tutto da organizzare. Tra pace e guerra, grandi migrazioni, squilibri dell’economia mondiale, rischi ambientali, la strada buona non è ancora trovata. Si sentono solo le scosse telluriche di novità che galoppano. Miliardi di esseri umani escono dalla miseria ma le immagini di bambini profughi e affamati del Corno d’Africa e i morti senza nome nel fondo del Mediterraneo sono un insulto insanabile alla nostra comune umanità. Gli anni che sono passati dall’attacco alle due torri che commemoriamo domani, lasciano ancora senza risposta chiara l’esigenza, dall’Afghanistan fino al nord Africa, che le armi della politica sostituiscano finalmente la politica delle armi. Mentre lo sguardo del mondo era altrove, si è acceso nel Mediterraneo, nel Medio oriente, nel Golfo qualcosa di inimmaginabile: Mohamed Bouazizi, giovane diplomato col suo carretto di frutta che offriva per vivere, si è bruciato meno di un anno fa per il sequestro del suo carretto e l’umiliazione per lo schiaffo ricevuto da un poliziotto. Da quel fuoco Mediterraneo e Golfo e l’intero Medio Oriente si sono incendiati e hanno chiesto libertà e dignità. Dittatori hanno gettato la maschera e dove il mondo vedeva, come in Libia, la farsa, ha potuto vedere la tragedia; e dove il mondo leggeva moderazione, come in Siria, il mondo ha visto i cannoni sparare sulla gente. I Palestinesi chiedono giustamente in questi giorni all’ONU di accettarli come stato, ma i negoziati diretti e indispensabili con Israele sono pericolosamente fermi; pericolosamente, per i destini di tutta l’area e del mondo intero. Davanti a questo mondo nuovo in tumulto, noi dobbiamo assolutamente recuperare il profilo dell’Italia che si è perduto. Dobbiamo essere quelli che portano l’Europa a sud, in appoggio politico ed economico alla transizione democratica, nel Mediterraneo e nei Balcani. E giocare lì la grande carta di un ruolo del Mezzogiorno e della sua riscossa. Dobbiamo tornare ad essere quelli che sanno parlare con tutti, senza far ombra a nessuno; quelli che sanno mettere davvero la cooperazione nel cuore della politica estera; quelli che si fanno trovare nei luoghi dove va il mondo, dove sono gli Italiani, che sono in tutto il mondo, e dove sono le merci italiane, che sono in tutto il mondo. La nostra politica estera non può essere la padania, non possono essere il baciamano e le barzellette di uno che non ha mai messo piede una volta né in India né in Cina. Anche il senso di sé dell’Italia e il senso del suo ruolo in Europa e nel mondo sono da ricostruire. E non sarà cosa da poco, né semplice, né breve.

Ecco dunque. E’ a partire da una visione dell??Italia di domani, di un progetto per l’Italia di domani, che noi avanziamo la nostra proposta politica.

Innanzitutto, noi vogliamo un centrosinistra di governo e stiamo lavorando per questo. Discutiamo con SEL, IDV, Socialisti e formazioni ambientaliste. Vogliamo verificare con loro la possibilità di concordare e rendere chiaro agli italiani un programma di riforme. A noi piace chiamare Nuovo Ulivo questo possibile patto politico e programmatico. Abbiamo ben chiaro che la più recente esperienza di Governo del centro sinistra ha aperto la strada a Berlusconi, per non aver garantito la governabilità ed una coalizione affidabile. Quindi, meccanismi simili all’Unione non li faremo più. Il patto dovrà essere ben solido e avvenire fra soggetti che si rispettano. Non pensi di poter discutere con noi chi prendesse l’abitudine di attaccarci tutti i giorni. Qui non la facciamo a chi grida di più né a chi scavalca l’altro pensando con qualche furbizia di guadagnare uno zero virgola! Queste cose le abbiamo già viste in altri tempi e hanno distrutto la credibilità del centrosinistra. Chi intendesse praticarle ancora, farà da solo. Qui c’è un Paese da governare. Noi abbiamo messo e mettiamo assoluto rispetto per tutte le forze del centrosinistra. Chiediamo fermamente altrettanto. E chiediamo altresì che dal patto di centrosinistra si muova un largo appello a tutte le forze moderate, che non si ritengono di centrosinistra, ma che intendono fare i conti con il modello plebiscitario e lavorare per una ricostruzione del Paese su solide basi costituzionali. Chi è motivato in questo senso può discutere con noi, in modo aperto, che sia un soggetto politico o che si tratti di movimenti, di organizzazioni, di personalità che vogliano sinceramente muoversi per reagire alla deriva di questi anni. A tutti loro diciamo con chiarezza: chi vuole veramente voltare pagina da Berlusconi e dalla Lega e aprire un cantiere di riforme non può pensare di prescindere dal Partito Democratico. Sarebbe un’illusione. Noi siamo aperti ad ogni possibile convergenza con vera disponibilità, ma siamo consapevoli del nostro ruolo, della nostra forza e delle nostre responsabilità. Il recente e clamoroso esito delle elezioni amministrative credo abbia ben descritto quel che intendo dire: tanto la nostra disponibilità quanto la nostra apertura, tanto la nostra responsabilità quanto la nostra forza.

Ed è su questo soprattutto, infatti, che facciamo affidamento per le prospettive dell’Italia di domani: sul Partito Democratico. Nell’ultima esperienza di governo del centrosinistra il Partito Democratico non c’era. Adesso c’è. Abbiamo fatto tutti assieme, ciascuno con le sue qualità e i suoi limiti, ma tutti assieme, quello che non è mai stato fatto nella storia della politica. Ed è stato un successo. L’ho detto altre volte: siamo troppo giovani per aver risolto tutti i problemi, ma ormai troppo vecchi per esserci sbagliati! Siamo già oggi il primo partito del Paese. Adesso tocca a noi; non da soli, lo sappiamo; ma tocca principalmente a noi! Nelle nostre rappresentanze politiche e istituzionali, nella nostra organizzazione giovanile che saluto qui con un convinto incoraggiamento, sta maturando largamente, diffusamente una nuova generazione. Una nuova generazione che è già in campo, fresca ma non inesperta. Ne abbiamo avuto una prova anche qui a Pesaro.

La fase di ricostruzione del Paese che si aprirà dovrà vedere in campo questa nuova generazione già sperimentata. La nostra ruota girerà e aiuterà il Paese a cambiare. Toccherà a loro, alle donne e agli uomini della nuova generazione che stanno crescendo nel Partito Democratico. A loro chiedo solo due cose. La prima. Di immaginare il loro percorso dentro la logica di un collettivo, di una squadra, dentro la logica della costruzione di uno strumento utile al Paese perché unito; plurale sì, democratico sì ma libero da faziosità e da personalismi. Un collettivo unito per dare un futuro al Paese. E chiedo a loro una seconda cosa. La mia generazione ha giocato la sua vita e la sua stessa prospettiva personale in un grande vento di cambiamento; un mondo nuovo che si affacciava, la certezza che i tempi stavano cambiando. Voi siete cresciuti in tempi più difficili, davanti ad orizzonti più incerti. E’ più difficile per voi che per noi! Io vi chiedo di non disperdere la speranza di cambiamento, la volontà di cambiamento. Di non disperdere l’indignazione per un mondo che non è giusto; di non rinunciare all’idea di cambiare le cose in nome di un’umanità più vera e più piena.

Care Democratiche, Cari Democratici,
il nostro compito è quello di riconoscere e accompagnare il disagio profondo, il turbamento del Paese e portarlo ad una fiducia nuova. Il nostro compito è quello di metterci a servizio di un risveglio civico e democratico. Il momento è cruciale. Io chiederò a tutto il Partito nei prossimi mesi un impegno straordinario. Da domani porteremo le nostre idee di riforma “dalle rendite al lavoro”; “uno Stato più leggero e più autorevole”; “una politica sobria”; “in ogni Comune in ogni quartiere”; diamo appuntamento ai cittadini a metà ottobre con assemblee in ogni città.

A fine ottobre avvieremo una iniziativa che non ha precedenti nella storia politica del Paese. Duemila giovani del Sud, ragazze e ragazzi già selezionati e provenienti da ogni Comune del Mezzogiorno e dai nostri Circoli, si troveranno a Napoli. Avvieremo lì un anno di formazione politica in rete sui temi della legalità, del lavoro, dell’istruzione, dell’ambiente, della cultura, della pubblica amministrazione. Vogliamo promuovere su base larga una nuova classe dirigente diffusa sul territorio. Partiamo dal Sud per estendere poi quell’esperienza a livello nazionale. Un grande progetto di formazione politica per riprodurre il nostro carattere di partito democratico e popolare. Chiamo inoltre il Partito ad un impegno e ad una mobilitazione che porti ad una manifestazione nazionale il 5 novembre a Roma a sostegno dell’Italia, delle nostre idee per l’Italia e della necessaria svolta politica. Infine, a compimento del nostro lavoro entro la fine dell’anno una convenzione nazionale per la ricostruzione. Il nostro progetto da discutere con intellettuali, competenze, espressioni sociali e civiche. Il progetto del PD per l’Italia di domani. In questo percorso impegnativo al quale chiamiamo da qui tutto il Partito metteremo la nostra intelligenza e la nostra forza. Ci metteremo al servizio del Paese, faremo in modo che politica e società tornino a darsi la mano. Sappiamo che cosa c’è alla radice di questa lunga crisi; c’è il fatto che abbiamo conosciuto uno statalismo senza lo Stato, una partitocrazia senza i partiti e un moralismo senza la morale. La nostra funzione è quella di ricostruire uno Stato, un partito democratico e popolare, una morale pubblica che io chiamo civismo. Solo questa rivoluzione può portare l’Italia fuori dalla crisi. Noi italiani siamo di fronte ad una prova difficilissima. Ma l’Italia è un grande Paese, gli italiani sono un grande popolo. Riprendiamo il nostro cammino, riprendiamo la fiducia in noi stessi, riprendiamoci il futuro.


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17 agosto 2011

IV^ Festa Comunale del Partito Democratico di Narni

Narni: dal 19 al 28 agosto al parco dei Pini quarta edizione della Festa Comunale del Partito Democratico
La festa del Partito Democratico di Narni è il più importante appuntamento politico dell'estate, in cui numerose sono le occasioni di confronto e di approfondimento sui più importanti temi locali e nazionali che interessano i cittadini. "Anche quest'anno il programma è molto ricco e tutti i giorni è grande lo spazio dedicato ai dibattiti. Discuteremo del partito, ovviamente, per dare il nostro contributo al percorso avviato dal segretario Bersani che si concluderà con una conferenza nazionale in autunno. Discuteremo però soprattutto di lavoro, sviluppo e occupazione, scuola, università, formazione, sanità, welfare per citare alcuni temi e poi dei veri e propri focus si apriranno sui progetti per Narni del PD, quelli già avviati dall'Amimistrazione comunale e quelli di prossima realizzazione come la viabilità a Narni Scalo, la mobilità alternativa nel centro storico e la sempre più ricercata integrazione fra la città alta e la città bassa. Presenteremo il documento che sarà alla base della Conferenza Programmatica del Pd che si terrà a settembre, dopo ci saremo confrontati con le forze sociali, economiche e politiche della città. Abbiamo voluto dare spazio - continua il comunicato - con una mostra ai quasi dieci anni di governo del Sindaco Stefano Bigaroni, che segnano una stagione per Narni sia dal punto di vista amministrativo che politico. Dieci anni in cui un'idea e un progetto forte di città hanno trovato attuazione in un ricco insieme di programmi e di interventi che hanno consentito di cogliere importanti, talvolta storiche (università) opportunità per il nostro territorio. Ma noi vogliamo guardare con i narnesi al futuro, perché il compito di un partito che ha la responsabilità di essere riferimento di tante donne e di tanti uomini e di rappresentare la forza di maggioranza relativa della città è pensare, immaginare e costruire il futuro, per questo abbiamo scelto per la nostra festa uno slogan tutto incentrato sul futuro. In una fase ormai troppo lunga in cui l'Italia attraversa una crisi di sistema resa ancora più pesante ma non generata dalla crisi economica e finanziaria mondiale e aggravata dall'assenza di una guida del governo all'altezza della situazione, noi del PD, noi del centrosinistra, noi italiani stanchi e preoccupati di essere guidati da un Presidente del Consiglio e un governo da operetta, indebolito dagli scandali, bloccato dalle liti interne a una maggioranza che da tempo non esiste più, noi che amiamo l'Italia siamo chiamati a un impegno storico, di quelli difficili ma a cui la contemporaneità ci chiama, salvare il Paese, riformarlo radicalmente per ridare speranza ai giovani. Questo è il modo migliore per ripartire dal centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia e, seguendo l'invito del Presidente della Repubblica Napolitano, dobbiamo alzare la testa con l'orgoglio e la responsabilità di appartenere a uno dei Paesi più belli, ricchi di storia, arte, cultura e amati del mondo che, ora, in acque tempestose, ha bisogno di rotte diverse e nuovi timonieri. Grazie, infine, a tutti i volontari che ogni anno rendono possibile la Festa, con il loro impegno, la loro passione politica e lo straordinario sentimento di appartenenza a un movimento popolare, a una storia, a un futuro che si chiama Partito Democratico".

Proietti Claudio
Segretario del PD Comunale

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6 luglio 2011

Province, Zoggia: "Riforma deve essere complessiva, se no inutile"

“Non è cancellando una parola che si risolve il problema dei costi della politica. Esiste una nostra proposta per quanto riguarda il riordino complessivo del sistema delle autonomie locali e delle regioni e in questa si colloca anche quella specifica relativa alle province"

- LA PROPOSTA -
di Davide Zoggia,  pubblicato il 6 luglio 2011 , 276 letture

Italia
“Non è cancellando una parola che si risolve il problema dei costi della politica. Esiste una nostra proposta per quanto riguarda il riordino complessivo del sistema delle autonomie locali e delle regioni e in questa si colloca anche quella specifica relativa alle province. Un riordino che non deve e non può avvenire indipendentemente da una nuova e più snella visione dello stato, per fornire così servizi efficienti e non duplicazioni burocratiche.

Ecco perché non è sufficiente dire che si aboliscono le province. E’ facile demagogia tracciare un segno sulla parola province, sarebbe una operazione identica a quella fatta da Berlusconi con le grandi opere, con i famosi cartelloni pieni di segni che, da inchiostro, non si sono mai trasformati in infrastrutture.

La nostra proposta è concreta e riorganizza il settore con veri tagli e grandi possibilità di risparmio, essa è già depositata in parlamento ed è visibile sul nostro sito internet all’indirizzo:
partitodemocratico.it/leggeprovince

Se si vuole fare serio bisogna quindi dire a chi, una volta abolite , vanno le funzioni delle province, almeno quelle essenziali, come verrà dislocato il personale che oggi vi lavora. Altrimenti, parlare di costi della politica solo per le province diventa un modo per eludere il problema, per non affrontarlo mai sul serio.

E i tempi di questa nostra riforma saranno brevissimi. Il paese va riformato e riavvicinato alle esigenze dei cittadini e in questo ci stiamo impegnando”.

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3 dicembre 2010

portaXporta - Il circolo Narni Sud si rimbocca le maniche/GUADAMELLO


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2 dicembre 2010

portaXporta - Il circolo Narni Sud si rimbocca le maniche/VIGNE


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22 novembre 2010

Il PD incontra i cittadini di Taizzano il 26.11.10

 








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30 ottobre 2010

Documento del segretario al congresso

Innanzi tutto vorrei ringraziare tutti coloro che hanno rinnovato la fiducia nella mia persona riconfermandomi segretario del circolo Narni Sud anche se un ringraziamento speciale va fatto a tutto il coordinamento.

Cosa significa oggi fare politica per le persone normali? Noi crediamo che la risposta stia in una sola parola: "partecipare". Pertanto, in qualità di tesserati e simpatizzanti del circolo "PD Narni Sud", riteniamo utile esprimere le nostre opinioni nel dibattito comunale confrontandoci anche con gli atri circoli.
Tutti noi ci siamo chiesti: che partito vogliamo? Affidiamo al segretario comunale Claudio Proietti le nostre considerazioni e gli chiediamo di impegnare in tal senso l’azione del partito narnese.

A nostro giudizio, dalla costituzione del PD ad oggi, è stato fatto un buon lavoro dal circolo e dal coordinamento comunale; occorre completare e migliorare l’operazione di radicamento, importantissima, è necessario però che il partito narnese, innesti una marcia in più e sia più coraggioso:
§ aumentare la discussione;
§ la circolazione di idee;
§ premiare chi, incaricato dal partito, ha ricoperto vari ruoli all’interno di enti o istituzioni dimostrando serietà, e capacità e sostituire chi invece non ha lavorato bene;
§ contemporaneamente investire e favorire la crescita politica di risorse nuove;
§ rafforzare il contatto con i cittadini;
§ essere in grado di evidenziare i problemi e proporre soluzioni efficaci e sostenibili;
§ spiegare, ai nostri elettori ed hai cittadini, quale Italia e quale città vogliamo

Moralità, legalità, meritocrazia, capacità, partecipazione al dibattito politico, sostenere la linea che ha deciso il partito dopo la discussione, senso di appartenenza, sono questi alcuni dei criteri per selezionare o confermare coloro che debbono rappresentare il partito nei vari livelli o all’interno delle istituzioni.
Questi temi non debbono rimanere solo scritti, ma ormai è obbligatorio ribadirle e attuarle sempre.

Nelle frazioni, dove vive c.a. la metà della popolazione comunale, si lavora e produce, si studia, si gioca, si tramandano tradizioni, si organizzano feste paesane, si fa volontariato, tutte attività che ricalcano come miniature quello che accade anche nei grandi centri urbani, ma con modalità ed esigenze spesso molto diverse tra loro.
Il PD deve saper intercettare ed interpretare queste diverse sensibilità, deve saper elaborare una proposta politica che rafforzi il legame naturale e sociale che queste frazioni hanno con Narni città e il resto del comune.

Per questo, siamo convinti che il Partito Democratico di Narni, debba necessariamente investire e favorire la crescita anche dei circoli che non siano Narni e Narni Scalo, la crescita omogenea del partito sul tutto il territorio gioverà al partito stesso.
Il circolo Narni Sud, ha proposto al segretario comunale di organizzare una segreteria snella, composta anche da giovani e siamo soddisfatti che ci abbia ascoltati e che una giovane donna, Silvia Tiberti di 23 anni ne faccia parte.
Una segreteria autorevole, forte ed in grado di costruire gruppi di lavoro per analizzare e avanzare proposte su vari temi che interessano l’Italia ed il territorio.
Gruppi di lavoro aperti al contributo a coloro che per capacità o specifiche conoscenze siano chiamati a partecipare coinvolgendo altri componenti del partito, compresi i consiglieri Comunali.
Periodicamente questi dovranno relazionare il risultato del lavoro svolto all’Unione Comunale o, in alternativa, alla segreteria allargata.
I TEMI
§ Lavoro, commercio e turismo
§ Università, scuola, associazioni, centri civici
§ Informazione
§ Ambiente
§ Centri storici
§ Servizi, trasporti pubblici, manutenzioni, viabilità
§ Giovani
§ Sanità, sicurezza nei posti di lavoro, sociale e assistenza

Chiediamo ai rappresentanti del nostro circolo nella direzione provinciale, di orientare il proprio lavoro secondo le indicazioni che verranno discusse nel all’interno dei circoli e del coordinamento comunale.
Il rafforzamento del partito richiederà particolare attenzione perché solo con una struttura forte si può essere efficaci. Dovranno essere fatte scelte importanti.

Amministratori locali
Noi vogliamo un Partito Democratico in grado di rappresentare la gente di tutto il territorio. Riteniamo che questo obiettivo sia raggiungibile se gli amministratori locali, ossia coloro che fanno nel concreto le scelte che possono migliorare o peggiorare il sistema di vita di tutti noi, diventeranno gli interlocutori principali del nostro Partito e verranno dallo stesso ascoltati.

Rapporto con gli eletti nelle istituzioni e le persone nominate negli enti
Il partito deve diventare anche uno strumento di verifica di quanto fatto dagli eletti e dai rappresentanti negli enti. Un momento organizzato dove chi ci rappresenta nelle situazioni deve dare conto del proprio operato e trovare sostegno per il superamento delle difficoltà incontrate.
Ovviamente, il partito deve occuparsi del Comune di Narni e della provincia nel suo complesso.
Le persone che andranno a ricoprire incarichi perché designate dal nostro partito dovranno avere dallo stesso uno specifico mandato al quale attenersi. Chiediamo che le scelte sui nomi vengano fatte privilegiando competenze ed esperienze specifiche.

Gli obiettivi sui quali lavorare
A completamento dei principi esposti, indichiamo i principali obiettivi politici concreti sui quali, secondo noi, deve lavorare il partito provinciale:

Lavoro
Il Partito Democratico deve dimostrarsi all’altezza della difficile situazione economica e sociale che si riverbera anche nella nostra città, ponendosi come obiettivo prioritario e fondamentale il lavoro, dal quale poi emergono tutte le altre esigenze: senza la “libertà dal bisogno”, infatti, crescono l’insicurezza e la paura del futuro. Occorre saper governare le nuove criticità con idee e strumenti che rilancino lo sviluppo economico e le garanzie sociali.
La green economy, in particolare, deve essere interpretata come un’occasione per rilanciare la ripresa, difendendo il nostro patrimonio territoriale e incoraggiando forme di trasformazione dei modelli di produzione e consumo.

Ambiente
L’ambiente è un bene di tutti e non può essere venduto per interessi privati. Chiediamo il sostegno per:
§ la politica dei "rifiuti zero" nelle scelte di ASIT e del Comune. Un’errata gestione dei rifiuti può compromettere seriamente l’economia comunale e provinciale;
§ la difesa dell’acqua pubblica, compresa la salvaguardia anche delle acque ancora nel sottosuolo con una normativa moderna ed efficace che regoli le trivellazioni e rafforzi i controlli sulle società potenzialmente inquinanti;
§ lo stop al consumo indiscriminato del territorio, per favorire un’edilizia di qualità, capace di integrarsi con il tessuto urbanistico tradizionale dei nostri paesi, che miri al recupero degli edifici ancora vuoti e fatiscenti;
§ iniziative che favoriscano la cultura del risparmio energetico a favore di famiglie ed aziende.
§ la questione dell'impatto dei grandi impianti fotovoltaici sul territorio è affrontata a livello nazionale ormai da tempo. Discutiamo e cerchiamo di capire al più presto quale è il giusto equilibrio dandoci delle regole chiare.

Economia
L’attuale crisi economica ci insegna la necessità di un cambiamento. Serve favorire la sperimentazione di iniziative di economia solidale come la creazione di gruppi di acquisto capaci di tagliare la filiera del commercio che genera solo costi per i consumatori. Abbiamo bisogno che le famiglie risparmino per contrastare nel concreto la perdita di potere d’acquisto avvenuta in questi anni e che si orienti reddito verso i produttori locali. Crediamo siano utili sostegni per le iniziative imprenditoriali innovative e ad alto valore aggiunto.

Conclusioni
La gente ci chiede di assumere in pieno la responsabilità di governare e di risolvere i problemi, affrontando con determinazione tutti i temi, anche quelli più difficili.
Partendo dal dialogo e dall’unanime volontà di lavorare quotidianamente per il bene della collettività superando l’individualismo, con la giusta miscela di rinnovamento e di esperienza, saremo in grado di parlare dei problemi reali, non più soltanto dei nostri posizionamenti interni.

Fabio Svizzeretto


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30 ottobre 2010

Documento del segretario al congresso

Innanzi tutto vorrei ringraziare tutti coloro che hanno rinnovato la fiducia nella mia persona riconfermandomi segretario del circolo Narni Sud anche se un ringraziamento speciale va fatto a tutto il coordinamento.

Cosa significa oggi fare politica per le persone normali? Noi crediamo che la risposta stia in una sola parola: "partecipare".
Pertanto.... (Leggi tutto)


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23 settembre 2010

La relazione del segretario Pier Luigi Bersani in direzione

La relazione del segretario Pier Luigi Bersani è stata approvata con 168 voti a favore, 32 astenuti e nessun contrario

“Durante l’estate è esplosa la crisi politica del centrodestra. Siamo nel secondo tempo del berlusconismo. Una fase in cui Berlusconi non è in grado di disegnare un nuovo orizzonte del paese, ma ha ancora al forza di un consenso vasto, seppure eroso, di un potere molto più largo di un tempo, il legame con interessi ben piazzati e con un conformismo che si è accumulato, un legame con “angoli del sottoscala di questa repubblica”. Per questo spiega Bersani “serve vigilanza, combattività, tenuta, perché non sappiamo come si evolverà questa situazione. Siamo esposti a degenerazioni della politica. Ma nello stesso tempo è possibile costruire un’alternativa da proporre agli italiani. E’ una fase che avrà un passaggio con Berlusconi che si presenterà in Parlamento. Noi dobbiamo ribadire con nettezza che il centrodestra deve onestamente dichiarare in Parlamento la sua crisi politica: è la strada maestra per un paese che non può attendere.

La proposta di fronte a questo passaggio è chiara: “Serve un breve governo di transizione per cambiare la legge elettorale e poi presentarsi al paese ciascuno con il proprio programma, il centrodestra e il centrosinistra. C’è chi dice che è una posizione che manca di realismo. Ma dobbiamo ragionare in base a ciò che ci aspetta: un governo stabile non ci sarà, le riforme che promettono non potranno essere mantenute. Ci sarà invece un governicchio politico che non sarà in grado di fare meglio di quanto abbiamo visto fin qui, un governo di traccheggia mento, che sarebbe insostenibile di fronte ai problemi veri e seri del paese”.Accanto alla crisi del centrodestra “l’estate ci ha fatto toccare con mano la nostra forza, con feste partecipatissime, e numerose. Fatemi ringraziare i volontari che hanno lavorato dappertutto. Ai moltissimi volontari. E dunque fatemi dire chiaramente che la Lega ci fa un baffo. Noi sì che abbiamo una forza incredibile, dovremmo esserne orgogliosi. E dovremmo anche essere consapevoli che quando ci mettiamo in mezzo alla nostra gente le cose funzionano, quando ci ritroviamo nel gruppo dirigente accade di meno”. 

In questo contesto, Bersani ricorda come dalla seconda metà di agosto ha lavorato su tre punti proprio per rilanciare l’iniziativa: il posizionamento politico del PD, le proposte, la mobilitazione.La proposta di posizionamento politico “con il nuovo Ulivo e l’alleanza per la democrazia” ha risposto all’accelerazione della situazione politica e puntava a mettere ordine nella discussione, che conteneva rischi di confusione.Obiettivo: garantire il protagonismo del PD come primo responsabile e come perno di un progetto alternativo, e nello stesso tempo per costruire un terreno democratico ora sotto attacco. E’stato utile, credo, proporre uno schema che ci consentisse di uscire dalle chiacchiere politiciste per parlare del progetto per il paese, il vero clou della questione per come è messa l’Italia oggi. 

Il progetto (il discorso di Torino ha già toccato diversi punti concreti) serve per fare l’opposizione, ma anche per avanzare proposte credibili di fronte ai problemi gravi del paese, primi tra tutti il lavoro e la legalità. Proposte proprie di un partito di cambiamento e di governo”. Infine Bersani cita la mobilitazione degli iscritti e dei simpatizzanti con la campagna d’autunno.Queste tre cose “le ho concepito come il tentativo di un cambio di passo perché i problemi che abbiamo li vediamo tutti. Un cambio di passo che naturalmente tenesse conto e rispondesse sì alle nostre difficoltà, ma soprattutto all’urgenza nuova di prenderci le nostre responsabilità di fronte alla crisi del paese. Ho cercato in questo di ragionare non solo con la mia testa, ma tenendo conto delle componenti del nostro partito. So che di fronte a quel che avviene è ora di lavorare assieme, tutti protagonisti e corresponsabili delle iniziative del PD, che sono tutte al nastro di partenza e che sono state percepite positivamente dai nostri elettori e ci hanno posizionato meglio di come eravamo messi a luglio”.

Sul documento firmato da 75 parlamentari tra cui Veltroni, Fioroni e Gentiloni: “Voglio un dibattito libero, franco, sincero nei nostri organismi come nelle iniziative esterne, che non voglio limitare. C’è stato un gesto e un messaggio che però devo valutare al di là delle intenzioni espresse e dei contenuti, che sono confrontabili con le altre proposte. Io valuto l’effetto oggettivo: un atto avvenuto a organismi convocati ( il coordinamento, la direzione, l’assemblea) e che ha provocato sbandamento e in alcune aree sgomento tra i nostri sostenitori. E’ stato veicolato come l’immagine di un partito senza rotta, in perenne congresso, che discute di temi incomprensibili ai cittadini, un PD in crisi come la destra, anche per i giornali. E poi è avvenuto in un momento in cui la palla è di là e vogliamo tutti che resti di là mettendo in luce le crepe della destra.

“ Credo sia stato un errore, mentre ribadisco che tra noi è essenziale mantenere la dialettica per risolvere i problemi, non per tornare sui primi passi”. Bersani si augura “ un dibattito che deve vivere negli organismi dirigenti, che devono servire: li abbiamo messi in funzione quest’anno, facciamoli funzionare dato che hanno piena possibilità di iniziativa in termini politici o statutari. Usiamoli per dirimere questi problemi e poi parlare con la voce del PD. E questo non per una questione di buoni sentimenti, ma come dato strutturale. Se abbiamo scelto di non essere un partito personale è perché non vogliamo una democrazia personale. Parlare fra di noi e poi diffondere una linea deve essere fisiologico, non possono gli organismi diventare l’infermeria per discussioni che avvengono sui giornali”.

Autonomia del PD e alleanze.“Credo fortemente alla responsabilità del PD per un progetto che non deleghi niente a nessuno, in una visone progressista di questo paese, e che quindi possa garantire le essenziali condizioni per un’alternativa di governo in cui non ci ritagliamo uno spigolo del campo ma riconosciamo che non siamo soli. Metto paletti, come ho già detto a Torino: vincoli di progetto e di lealtà politica in una prospettiva di governo, temi come la democrazia e la legalità, che prefigurano un bipolarismo non esposto a deviazioni plebiscitarie. Tocca a noi avanzare il progetto, mettere le condizioni alle alleanze, ma anche prenderci la responsabilità. Alleanze sì, ma non a tutti i costi. Perché abbiamo già dato. Credo non ci siano alternative del tipo: non c’interessa, facciamo da soli”.

L’appartenenza al PD.“Sento circolare l’idea di ospiti indesiderati, culture non riconosciute. Quando la sento qui o in periferia mi dico che qualche problema ci sarà. Ma vi dico questo: se ci sono questioni da colmare sul piano politico, culturale, organizzativo ho intenzione di lavorarci. Lo dico e ripeto quello che penso: noi dobbiamo via via uscire dalla metafora della casa comune con le stanze ed entrare in quella di un prodotto univoco con ingredienti riconoscibili per i nativi democratici: un grande partito progressista. E’ la mia idea da sempre: non solo riconosco le diverse culture politiche ma chiedo contributi per determinare questo percorso che garantirà che stiamo facendo il partito del secolo”.

Primarie.“Torno sulle leadership: abbiamo scelto un meccanismo di primarie di coalizione. Ora si parta da qual è il patto, da quali sono i tratti essenziali del progetto, quale lo spartito. Poi gli interpreti li cerchiamo con un grande meccanismo di partecipazione, perché abbiamo imparato che i problemi non li risolve una persona sola, e le leadership nascono con percorsi diversi tra loro. Le primarie non sono una riduzione degli spazi della politica, ma un avanzamento verso i cittadini, per quell’idea di democrazia che ci sta a cuore.

La narrazione del PD. “C’è un punto che circola tra gli osservatori che sembra da psicologi delle comunicazioni sociali: è tempo di carismatici o pragmatici? Sarà culturalmente interessante ma cosa c’è sotto dal punto di vista politico? Qual è il messaggio fondamentale che si da agli italiani? Qual è la nostra narrazione? Io dico che l’Italia può avere giorni migliori, che il paese è meglio di quel che gli succede, che si può tornare a parlare di futuro, se si accetta uno sforzo di cambiamento che chiederà impegni e aiuto da chi ha di più. Un sogno, che però ha gambe per camminare, perché non possiamo sostituire una favola come quella di Berlusconi con un’altra favola. Il paese è in un momento cruciale. E’ un punto fondamentale del messaggio su cui dobbiamo lavorare. Dunque, discutiamo perché dobbiamo essere attrezzati e univoci”. Quanto ai sondaggi, “consultiamoli, ma non facciamone un tema di dibattito . La questione vera, già vista alle regionali, è lo stacco micidiale tra opinione pubblica e politica: il 50 per cento delle persone non sa dove sbattere la testa, si astiene. E dunque bisogna stare attenti, perché quando piove, piove per tutti”.

Le prossime mosse. Bersani invita a “mobilitarci in positivo, diamo fiducia al cambiamento, lo possiamo fare con l’unità del Pd e la convergenza sulla missione. E poi tentiamo di rompere il muro del suono tra cittadini e politica: stiamo sui problemi della gente, rilegittimiamo la politica con posizioni concrete e combattive. Progetto e denuncia sul lavoro, sulla crescita, la legalità, il civismo, le riforme concrete. Qui c’è tanto da discutere: Ad esempio sull’immigrazione vediamo cosa succede in Europa? Poi serve una visone autonoma su un nuovo patto sociale, tema che non possiamo lasciar svolgere solo a Sacconi. Va denunciato il ripiegamento difensivo. Facciamo un patto sociale, ma come grande progetto per il lavoro. E sugli altri temi di merito: adesso abbiamo crisi e disagio in tutto il paese, e dobbiamo organizzarci per essere presenti con proposte puntuali”.Il segretario sostiene che “non trasmettiamo abbastanza un’idea di rinnovamento, c’è poco da fare. Stiamo mettendo in campo una nuova generazione nelle segreterie, nel partito e tra gli amministratori, ma la società predica il rinnovamento e non lo vuole, come la tv che non accetta ospiti nuovi ai tal show politici per paura di perdere share. Serve un di più di generosità e iniziativa perché è un tema che non abbiamo risolto”. Adesso “i cittadini ci stanno chiedendo di essere in campo, e dunque non possiamo permetterci di lasciare l’idea che non ci siano una rotta e la determinazione per perseguirla, né lasciare in campo l’idea che non ci sia una comunità in grado di discutere e lavorare assieme. L’8 e 9 ottobre a Varese discuteremo di riforma fiscale, scuola,mobilità, immigrazione. Poi abbiamo una cinquantina di congressi provinciali, una campagna di grande mobilitazione che punterà ad avere tra 7 e 10 milioni di contatti. A fine ottobre ci sarà un’assemblea dei circoli per lanciarla. Dobbiamo mettere in moto una serie di iniziative, metterci a sostegno delle battaglie condotte dai gruppi parlamentari, valorizzando il loro lavoro. E poi dobbiamo sviluppare il confronto con soggetti politici e sociali, ad esempio ricomponendo il mondo del lavoro: dobbiamo presentare una nostra posizione autonoma ai sindacati. Credo che sentiamo tutti l’esigenza di parlare agli italiani di loro e non di noi. Mettiamoci la convinzione e la passione con tutte le energie che abbiamo”.


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23 settembre 2010

La relazione del segretario Pier Luigi Bersani in direzione

La relazione del segretario Pier Luigi Bersani è stata approvata con 168 voti a favore, 32 astenuti e nessun contrario

“Durante l’estate è esplosa la crisi politica del centrodestra. Siamo nel secondo tempo del berlusconismo. Una fase in cui Berlusconi non è in grado di disegnare un nuovo orizzonte del paese, ma ha ancora al forza di un consenso vasto, seppure eroso, di un potere molto più largo di un tempo, il legame con interessi ben piazzati e con un conformismo che si è accumulato, un legame con “angoli del sottoscala di questa repubblica”. Per questo spiega Bersani “serve vigilanza, combattività, tenuta, perché non sappiamo come si evolverà questa situazione. Siamo esposti a degenerazioni della politica. Ma nello stesso tempo è possibile costruire un’alternativa da proporre agli italiani. E’ una fase che avrà un passaggio con Berlusconi che si presenterà in Parlamento. Noi dobbiamo ribadire con nettezza che il centrodestra deve onestamente dichiarare in Parlamento la sua crisi politica: è la strada maestra per un paese che non può attendere.

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29 agosto 2010

Comunicato stampa - coord. Comunale PD

Lunedì prossimo, 30 agosto, prenderà il via a Narni Scalo la III Festa Comunale del Partito Democratico di Narni.

La Festa è prima di tutto un luogo di incontro. Incontrarsi per stare insieme, trascorrere serate piacevoli con buona musica, ottima cucina e svago per i ragazzi, gli adulti e le famiglie.

La Festa però è anche un luogo di ascolto, di discussione ed elaborazione politica e soprattutto di partecipazione. Tante sono le iniziative previste nel programma che affrontano temi di grande interesse per i cittadini, in una fase tanto convulsa di crisi economica e di crisi del governo nazionale e della maggioranza di centrodestra. Tutti i pomeriggi, intorno alle 18.00 fino al 5 settembre, un appuntamento: si discuterà degli effetti negativi per i cittadini della Finanziaria varata dal governo e in particolare dei tagli agli Enti locali; dell’acqua bene comune da salvaguardare; di terremoto e ricostruzione mettendo a confronto l’esperienza dell’Umbria e quella de L’Aquila; dell’importanza della presenza femminile in politica; di affidamento familiare; di stalking; di crisi e precarietà giovanile; di assistenza agli anziani e sistema di protezione. Molto spazio ovviamente alle problematiche locali, con gli amministratori comunali del PD presenti e con il gruppo consiliare del PD che incontrerà i cittadini.

Per i democratici la Festa arriva in un momento intenso di lavoro sul fronte della prosecuzione del percorso di costruzione di questa grande forza del centro sinistra riformista europeo. Nelle prossime settimane, infatti, si aprirà la fase congressuale per la scelta dei coordinatori dei circoli, del coordinatore comunale e di quello provinciale. Questo è un momento fondamentale per la vita democratica di un partito, il PD, che ha fatto dell’apertura e della partecipazione la sua caratteristica fondante, a differenza di altri modelli personalistici e populisti che in Italia sembrano trovare molti ammiratori a destra come a sinistra.

La Festa costituisce quindi una tappa importante per avviare un confronto concreto sui temi e i contenuti che stanno al centro delle occupazioni dei cittadini e che sono il cuore della nostra analisi e proposta politica per una nuova fase politica e di governo nazionale fondata sul rilancio dell’economia e dell’occupazione, di giustizia sociale, equità fiscale, di legalità, di un ritorno alla politica come servizio. Una tappa importante per definire i contenuti della proposta del PD narnese per una nuova fase del governo regionale e locale, in cui fissare nuove priorità, introdurre nuovi strumenti e valorizzare le potenzialità dei territori singolarmente e nella loro complementarità.

La festa proseguirà con altri appuntamenti al Centro storico di Narni presso la sala del camino del museo Eroli da 9 al 12 settembre affrontando temi come quello della salute dei bambini, contratto di fiume, i 150 anni dell’unità d’Italia, scuola e università

Il Coordinatore Comunale PD Narni
Claudio Proietti


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28 agosto 2010

Comunicato stampa - Coord. Comunale PD



Lunedì prossimo, 30 agosto, prenderà il via a Narni Scalo la III Festa Comunale del Partito Democratico di Narni.
La Festa è prima di tutto un luogo di incontro. Incontrarsi per stare insieme, trascorrere serate piacevoli con buona musica, ottima cucina e svago per i ragazzi, gli adulti e le famiglie.
La Festa però è anche un luogo di ascolto, di discussione ed elaborazione politica e soprattutto di ..... [ leggi tutto ]


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2 dicembre 2009

Regolamento per Ie primarie Umbria

Regolamento quadro per Ie elezioni primarie del PD dell'Umbria per Ie elezioni amministrative del 2009

Articolo 1 (Premessa)
II presente regolamento, in attuazione ed in conformità agli Statuti regionale e nazionale, nonché al regolamento quadro per la selezione delle candidature alle cariche istituzionali, approvato dalla Direzione nazionale del 15 luglio 2008, disciplina lo svolgimento delle elezioni primarie promosse dal PO dell'Umbria.

Articolo 2 (Convocazione delle elezioni primarie)
Le elezioni primarie per la selezione delle candidature per Ie elezioni amministrative del 2009, sono convocate, per i diversi livelli interessati, nel periodo che va dal 10 gennaio 2009 al 22 febbraio 2009.
La medesima assemblea stabilisce altresì, nel rispetto di quanta previsto dal Regolamento quadro nazionale i termini per i vari adempimenti previsti dal presente Regolamento quadro regionale.
I seggi rimarranno aperti dalle ore 8 alle ore 21 del giorno stabilito

Articolo 3 (Comitato organizzatore)
1. Le Assemblee di ciascun livello interessato dalle elezioni amministrative eleggono, entro il 22 novembre 2008, il Comitato organizzatore delle primarie, di cui all'art. 3 del regolamento quadro nazionale. Il Comitato organizzatore è composto da un minimo di 5 ad un massimo di 15 membri. La composizione del Comitato organizzatore dovrà rispettare il pluralismo interno e la rappresentanza dei territori interessati.
2. Il Comitato organizzatore: sovraintende allo svolgimento dei lavori; supervisiona il corretto svolgimento delle operazioni; predispone la modulistica per la raccolta delle firme; accerta i requisiti di ammissione delle candidature e la regolarità delle firme raccolte; ufficializza la lista dei candidati ammessi e non ammessi e la rende pubblica.
3. Il Comitato organizzatore inoltre: definisce composizione, numero e localizzazione dei seggi elettorali; nomina scrutatori e presidenti di seggio; predispone il materiale necessario allo svolgimento delle Primarie; predispone la stampa, la consegna ed il ritiro della modulistica relativa all'esercizio del voto; fornisce i moduli di ricevuta dei contributi versati dagli elettori; raccoglie i fondi e li contabilizza.
4. Le cariche di componente del Comitato organizzatore, componente del Comitato dei garanti nazionale, regionale o provinciale, sono incompatibili tra di loro nonché con la candidatura alle Primarie.
Articolo 4 (Candidatura)

Articolo 4 (Candidatura)

1. Il Sindaco o Presidente di Provincia uscente, quando risulti rieleggibile a norma di legge e dei requisiti richiesti dagli Statuti nazionale e regionale,
comunica in forma scritta al Comitato organizzatore del livello corrispondente, entro iI termine previsto dall'Assemblea competente, la disponibilità a ricandidarsi, accompagnandola ad una relazione sulla attività svolta e sui risultati conseguiti.
2. Qualora il Sindaco o il Presidente di Provincia uscente, al termine del primo mandato, avanzi nuovamente la propria candidatura ai sensi del comma precedente, essa non necessita, ai fini della partecipazione alle primarie, di alcuna sottoscrizione a sostegno. In questa caso Ie candidature alternative di cittadini che si dichiarino elettori del Partito Democratico, possono essere presentate con il quorum minima di sottoscrizioni previsto dallo Statuto regionale, nonché dall'art. 4, comma 4, del Regolamento quadro nazionale.
3. In tutti gli altri casi, ove cioè non vi sia la conferma della candidatura del Sindaco o del Presidente di Provincia uscente, Ie nuove candidature a Sindaco o Presidente di Provincia, di cittadini che si dichiarino elettori del Partito Democratico ed aderiscano allo Statuto, al Codice Etico e alle norme del presente Regolamento, possono essere avanzate con Ie modalità e con il quorum di sottoscrizioni richiesto dallo Statuto regionale e dal Regolamento quadro nazionale.
4. Le sottoscrizioni a sostegno delle candidature a Sindaco 0 Presidente di Provincia, possono essere raccolte entro il trentacinquesimo giorno antecedente a quello fissato per Ie primarie e debbono essere consegnate al Comitato organizzatore entro Ie 24 ore successive.
5. II Comitato organizzatore procede nelle 48 ore successive alla verifica della documentazione sulla base di quanta previsto dall'Art. 4 del Regolamento quadro nazionale.
6. Eventuali ricorsi, che devono essere presentati non oltre Ie 48 ore successive al termine di cui al comma precedente vengono esaminati dalla commissione di garanzia regionale entro i tre giorni successivi alla presentazione del ricorso, in modo che ciascun comitato organizzatore possa procedere rapidamente al sorteggio previsto dall'art. 4 del Regolamento quadro nazionale.

Articolo 5 (Campagna di informazione e partecipazione)
1. Le iniziative di presentazione delle primarie si tengono a partire almeno dal ventesimo giorno antecedente a quello fissato per I'elezione. Esse sono coordinate dal Comitato organizzatore, che ne assicura I'efficace e corretto svolgimento, con i seguenti obiettivi: favorire la più ampia partecipazione al voto; promuovere la conoscenza delle idee e dei programmi del Partito Democratico; promuovere dibattiti e confronti pubblici tra i candidati; trasmettere un messaggio unitario, promuovere in egual modo tutte Ie candidature e Ie rispettive dichiarazioni di intenti.
2. II codice di autoregolamentazione, che verrà approvato successivamente dalla Direzione regionale, conterrà i principi e Ie norme di comportamento cui si dovranno attenere i candidati. II codice di autoregolamentazione stabilirà un tetto alle spese individuali di ciascun candidato, nonché gli strumenti e Ie modalità di comunicazione coerenti con il profilo del Partito Democratico.

Articolo 6 (Primarie di coalizione)
1. L'assemblea del Iivello territoriale competente in presenza di un accordo con altre forze politiche, 0 in vista di tale accordo, assume, entro i termini

previsti dal presente Regolamento, la decisione di impegnare il partito in primarie di coalizione. Tale scelta viene assunta di concerto con il livello territoriale superiore.
2. II PD ad ogni livello si impegna affinché il regolamento che disciplina Ie primarie di coalizione garantisca la medesima modalità di presentazione delle candidature, attraverso la raccolta delle firme tra gli elettori.
3. Quando Ie primarie promosse dalla coalizione prevedano modalità diverse, il PD individua Ie proprie candidature nel rispetto delle norme statutarie.
4. Qualora Ie primarie di coalizione già decise non dovessero avere luogo entro il termine previsto, in quel Iivello territoriale il PD, per individuare la candidatura a sindaco 0 a presidente di Provincia, promuove primarie aperte agli elettori.

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3 luglio 2009

NO alla censura


NO alla censura

Il prossimo 14 luglio ci sarà la giornata di silenzio dei blogger. Una protesta per manifestare contro il decreto Alfano sulle intercettazioni che se approvato introdurrebbe, con il cosiddetto ‘obbligo di rettifica’ per i siti, sanzioni pesantissime per gli utenti, impedendo di fatto alla rete di essere un fondamentale strumento di diffusione e di condivisione libera dell’informazione e del sapere. Il PD è con i blogger in sciopero, per dire no ai bavagli e alle censure e sì alla libertà della rete e di un grande bene come la comunicazione.


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30 maggio 2009

Le bugie del governo

immagine documento
Ecco il Dossier a cura dei deputati del PD ==>>


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1 maggio 2009

Internet libero

Parlando strumentalmente di lotta alla pedofilia e alla criminalità (intento sacrosanto, ma di cui non c’è traccia nel provvedimento), l’On. Gabriella Carlucci (PdL) si è fatta promotrice di un disegno di legge che impone l’abolizione dell’anonimato online ed equipara blog e social network alla stampa in termini di reati (ogni sito o blog, anche il più piccolo, diverrebbe responsabile legalmente per tutti i contenuti pubblicati dagli utenti).

Una norma che costringerebbe portali e operatori a chiudere per evitare complicazioni e responsabilità. E che si scontra con la normativa comunitaria, recepita anche in Italia, che vieta che le responsabilità delle azioni fatte dagli utenti ricadano sui provider.

In realtà, sono già da tempo in vigore e funzionanti norme e tecnologie che perseguono gli illeciti commessi in rete, senza la necessità di schedature digitali. Ma a leggere il testo dell’On. Carlucci,  in realtà viene fuori ben altro.

Il disegno di legge ha l’obiettivo principale di tutelare gli interessi delle grandi case produttrici di audiovisivi. Basta quindi spezzoni di filmati su Youtube. E pensare (coincidenza!) che è in corso la causa di Mediaset contro Youtube, per eliminare spezzoni delle trasmissioni tv…

Il PD contrasta con forza questa iniziativa, ed ha presentato nei giorni scorsi una legge per la libertà della rete e per evitare la privatizzazione di un grande bene come la comunicazione.


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8 aprile 2009

Lettera del coordinatore PD Narni

Il Partito Democratico di Narni prosegue in queste settimane il suo intenso programma di incontri e confronti pubblici sui temi che stanno più a cuore ai cittadini. Nel corso delle riunioni sono state approfondite questioni di carattere locale, anche grazie alla presenza dei nostri amministratori comunali, con uno sguardo ai problemi concreti e alle incertezze che la crisi economica mondiale sta producendo.

L’attuale fase è molto delicata. Il mondo si trasforma sulla spinta della crisi, si cercano nuove strade, nuovi equilibri, nuovi metodi nella gestione dell’economia della governante su scala mondiale. Il Presidente Democratico Barack Obama è il simbolo di questa nuova via, come si è visto nella riunione del G20.

L’Italia ha bisogno di una grande forza democratica e riformista, che incarni le speranze degli italiani che amano il proprio paese e lo vogliono migliore. Il Partito Democratico punta ad essere un soggetto politico cardine del XXI secolo, al di là delle difficoltà di assestamento iniziale. L’errore oggi sarebbe quello di arrendersi di fronte alle difficoltà, ben sapendo che le realizzazioni più importanti e destinate a durare nel tempo sono proprio quelle più difficili.

Il Partito Democratico non si costruisce dall’alto, come avviene con altre forze che hanno non una guida ma un padrone. Il Partito Democratico è un processo complesso che risponde a necessità storiche. È un soggetto politico nuovo che attecchisce e cresce quotidianamente nella società, nei luoghi di lavoro, di studio, di aggregazione in senso lato. Lì, dove c’è vita, dove ci sono le persone, le italiane e gli italiani, dove ci sono i problemi di ogni giorno e dove il futuro è da costruire, lì, vuole e deve stare il Partito Democratico.

Ti invitiamo, pertanto, ad intervenire all’incontro con l’on. Cesare Damiano, responsabile del settore Lavoro del Partito Democratico, che si svolgerà martedì 14 aprile, alle ore 21.00, presso la sala consigliare del comune di narni. Avremo modo di riflettere insieme sui temi dell’economia, del lavoro e del welfare in tempo di difficoltà. Parteciperà anche il nuovo segretario provinciale Roberto Montagnoli.

Ti saluto cordialmente

Il Coordinatore Comunale PD Narni
Claudio Proietti


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26 marzo 2009

9 + 1 PROVVEDIMENTI CONTRO LA CRISI

Gli interventi della regione Umbria a difesa del sistema produttivo e delle famiglie

1)      Sospensione tasse, tariffe servizi pubblici e rate mutuo per chi perde il lavoro. Rette per asili nido, mense scolastiche, trasporti scolastici, servizi idrici integrati, gas per riscaldamento e usi domestici, servizio di igiene ambientale, vengono sospese per due anni per tutti coloro che hanno perso o perderanno il lavoro, oppure saranno messi in mobilità, in cassa integrazione o saranno interessati da contratti di solidarietà, fino ad un massimo di 5mila euro. Stessa tipologia d’intervento per i mutui immobiliari, per un ammontare massimo di 20 mila euro, stipulati per l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa. Quest’ultimo intervento è mirato ad evitare che, in un periodo di difficoltà lavorative, le famiglie corrano il rischio di non essere in grado di fare fronte al pagamento delle rate del mutuo. A farsi garante dei prestiti sarà Gepafin, la società finanziaria umbra a capitale misto. (eventuale)

2)      Prestiti ad interesse zero per famiglie in difficoltà. Con l’immediato finanziamento della legge regionale sul prestito sociale d’onore si apre la possibilità per i cittadini di accedere a forme di microcredito. I prestiti potranno essere richiesti in caso di difficoltà economiche contingenti e temporanee, collegate a problematiche individuali o familiari, abitative, scolastiche, lavorative, di salute e legali. L’agevolazione consiste nell’abbattimento totale degli interessi sui prestiti sociali d’onore erogati dagli istituti di credito convenzionati con Gepafin, la società finanziaria umbra a capitale misto. Le somme erogate, per un importo massimo di 5mila euro, sono da restituirsi in rate periodiche entro un periodo massimo di sessanta mesi.

3)      32 milioni di euro per l’assistenza di persone non autosufficienti. La crisi economica mette a dura prova le famiglie. Tra queste l’Umbria vuole essere particolarmente vicina ai nuclei familiari con persone non autosufficienti a carico. Con l’approvazione del Piano regionale integrato per la non autosufficienza (Prina) la Regione impegnerà nel 2009 31 milioni e 750mila euro per l’assistenza di soggetti non autosufficienti, anziani e disabili, con il finanziamento di servizi di assistenza domiciliare, tutelare e domestica;  “assegni di sollievo”, finalizzati ad alleviare il carico della famiglia che si prende cura di persone non autosufficienti; abbattimento di barriere architettoniche nelle abitazioni; eventuali ascensori da impiantare o letti speciali; telefoni cellulari per sordomuti; realizzazione di centri diurni (per malati di Alzheimer) o centri diurni semiresidenziali, attivi negli orari di lavoro; incentivazione di forme di micro residenzialità familiare.

4)      Interventi in sostegno delle imprese in difficoltà. In una situazione di difficoltà generale dell’economia, la tendenza all’indebitamente delle aziende cresce. Per questo si è creato un fondo di garanzia regionale per l’accesso al credito, finanziato con 5 milioni di euro. Si sono inoltre potenziati, con altri 3 milioni di euro, i consorzio fidi delle diverse categorie produttive. Ulteriori contributi, pari a 600mila euro, sono  destinati alle piccole e medie aziende del terziario, per favorire l’ammodernamento e lo sviluppo delle attività economiche, attraverso il cofinanziamento degli interessi per investimenti.

5)      Accelerazione dei pagamenti per servizi e forniture resi dalle imprese alle pubbliche amministrazioni. Ridurre i tempi dei compensi dovuti alle aziende private dagli enti pubblici può aiutare a mettere più velocemente in circolo risorse: quello di cui l’economia ha più bisogno in un momento di scarsa liquidità finanziaria

6)      Ridurre i tempi di accesso delle aziende alle risorse pubbliche per investimenti. Una rimodulazione della programmazione dei fondi europei con misure a sportello per evitare i tempi lunghi previsti dalla procedura a bando. L’obiettivo di aumentare la liquidità finanziaria delle aziende operanti sul territorio. Il finanziamento dei progetti di investimento presentati sarà anticipato di diverse mensilità, cercando, in un momento di ristrettezza delle finanze, di precorrere l’utilizzo dei fondi disponibili in chiave anti-ciclica

7)      Lotta all’usura in tutte le sue forme. La crisi facilita le situazioni di indebitamento delle famiglie e delle aziende. La ricerca di una via d’uscita dalle difficoltà economiche rischia per alcuni di trasformarsi in un incubo. E’ per questo che la Regione ha scelto di aumentare le risorse economiche a disposizione della Fondazione Umbria contro l’usura, che raggiungono complessivamente i 500mila euro.

8)      Nuove risorse dal “Pacchetto anti-crisi”. Ecco tutti gli stanziamenti messi in campo in diversi settori dalla Regione Umbria:
-   4,3 milioni di euro per il contenimento delle tariffe relative al trasporto pubblico urbano e sviluppo mobilità alternativa.
-   1 milione di euro per incrementare il fondo regionale per le politiche sociali e socio assistenziali. Una misura compensativa resa necessaria dal taglio del 50 per cento del fondo sociale nazionale da parte del governo Berlusconi
-   1,5 milioni di euro (a regime) per l’istituzione di un fondo regionale per l’abbattimento delle rette degli asili nido pubblici e privati
-   1 milione di euro per incrementare il fondo regionale per le borse di studio universitarie
-   900mila euro per la riduzione degli oneri tariffari in materia ambientale per i comuni virtuosi nella raccolta differenziata
-   1 milione di euro per il sostegno del canone sociale

9)      Razionalizzazione della macchina amministrativa per liberare risorse finalizzate ad investimenti in settori strategici. La legge di bilancio della Regione ha rivisto la programmazione economico-finanziaria,  diminuendo ulteriormente le spese di funzionamento dell’ente ed investendo risorse in azioni di contrasto della la crisi economica e sociale.. Tra questi segnaliamo alcuni stanziamenti aggiuntivi per:
- la ristrutturazione e ammodernamento dell'edilizia sanitaria e ospedaliera (+ 3 milioni di euro oltre gli 8,5 già stanziati)
- l’edilizia sportiva (+ 400 mila euro, 800 mila euro totali);
- i contributi a Sviluppumbria (+ 550 mila euro per un totale di 3 milioni);
- il diritto allo studio universitario (+ 300 mila euro);
- il settore cultura (+ 300 mila euro);
- il sostegno all’open source, all’agricoltura biologica e di qualità, al marchio del mobile umbro (+ 220 mila euro complessivi);

10) Invarianza fiscale: malgrado i tagli indiscriminati del Governo di centrodestra, per i cittadini umbri non vi saranno aumenti delle imposte. Le scelte di politica economica nazionale hanno prodotto tagli nella ripartizione interna delle risorse, facendo di fatto venir meno il sostegno garantito dal Fondo per le aree sottosviluppate. Il Governo ha anche tagliato del 50 per cento il Fondo sociale nazionale. La Regione ha però cercato – dove possibile – di porre rimedio all’assenza di politiche governative contro la crisi con proprie azioni autonome: questo è stato fatto senza incrementare il carico fiscale su imprese e famiglie. Una scelta che va considerata anch’essa un particolare intervento anti-crisi.


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25 febbraio 2009

Invito EcoDEM

Ai cittadini dell’Umbria
Agli Aderenti all’Associazione Ecologisti Democratici dell’Umbria
Ai Forum tematici del PD Umbria
Alle Associazioni culturali e ambientaliste dell’Umbria
Agli Amministratori comunali e regionali dell’Umbria
Ai Candidati a Sindaco in indirizzo
Ai Partiti politici in indirizzo
Agli Organi di Stampa

Perugia, 20 febbraio 2009

Carissime, Carissimi,

l’appuntamento di Venerdì 6 marzo 2009 (ore 16.00 Perugia - Hotel Giò), al quale siamo tutti invitati a partecipare, è promosso dall’Associazione Ecologisti Democratici dell’Umbria sul seguente O.d.g.:

1. Riflessioni e proposte degli ECODEM in vista delle prossime elezioni amministrative ed europee (giugno 2009);

2. Nomina Consiglio regionale dell’Associazione Ecologisti Democratici.

Si tratta per noi tutti di una particolare occasione di incontro per avanzare le nostre idee e proposte sul governo delle nostre città e sulle quali impegnare i prossimi Candidati a Sindaco e gli amministratori locali. Proposte che intendiamo partecipare e sviluppare anche nei diversi Tavoli programmatici della coalizione di centro-sinistra dell’Umbria.

I tanti temi e aspetti della sostenibilità ambientale, sociale ed economica che da tempo mettiamo al centro del Progetto politico per le città dell’Umbria e che abbiamo portato tante volte alla partecipazione dei cittadini (a partire dal nostro Forum ecodem) in tante realtà territoriali, devono diventare elementi di una sempre più ampia discussione e condivisione con la gente, con le associazioni, i Comitati e rappresentare sempre più un patrimonio collettivo ispirato al “comune agire” della politica, delle forze sociali, delle istituzioni e dei Partiti, a partire dal Progetto del Partito Democratico a cui ci ispiriamo e al quale vogliamo continuare a credere. Sapendo dare “risposte e speranze” e sapendo bene che una parte significativa delle politiche ambientali dipenderà molto da come si governano, nei prossimi anni, le nostre città e le loro amministrazioni. 

Il nostro “Ambientalismo del Fare” passa anche da qui. Lo sappiamo bene e lo diciamo da tempo ma siamo consapevoli che serve uno scatto in avanti per fare dell’ambiente e della sostenibilità dello sviluppo i valori basilari di un vero RIFORMISMO. Quel riformismo ambientalista davvero praticato e non solo evocato che noi intendiamo sostenere attraverso l’Associazione Ecologisti Democratici.

Per tutti questi motivi e tanti altri invitiamo tutti a partecipare e ad estendere il più possibile questo nostro invito.

Cordiali Saluti p. l’Associazione Ecologisti Democratici
Lorena Pesaresi – Francesco Ferrante (Direttivo Nazionale)


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